La Rocchetta Alta di Bosconero, e più in generale il gruppo del Bosconero, appartiene a quelle Dolomiti erroneamente considerate di serie B o comunque non interessate dal turismo di massa che travolge le mete più note.

La quota è modesta, i sentieri non sono le autostrade delle Tre Cime di Lavaredo; anzi spesso sono ripidi, faticosi e alcuni casi, purtroppo, anche scarsamente manutenuti.

La vegetazione è straordinariamente ricca: abeti, faggi e larici si alternano a ripidi pendii e scarpate coperte di mughi. Anche in altissima stagione può capitare di percorrere i sentieri del gruppo senza incontrare anima viva.

La parete Nord della Rocchetta Alta è forse l’attrazione più nota di queste Dolomiti, quantomeno la è agli alpinisti e arrampicatori. Appare come una muraglia verticale in cui numerosi tetti orizzontali sembrano impedire la strada verso l’alto. La roccia è quella tipica delle Dolomiti: a tratti grigia e compatta, spesso ben appigliata, a tratti gialla e più delicata.

Se a tutto questo aggiungiamo uno splendido rifugio (La Casera di Bosconero) che si distingue per ospitalità e buona cucina, a circa un’ora e mezza dall’auto e a circa mezz’ora dalla parete, ecco che questo gruppo non snob si rivela come il luogo ideale per delle belle giornate di arrampicata.

Le classiche della Rocchetta Alta di Bosconero

Quest’anno ho avuto il piacere di ripetere la via delle Grole completando così il trittico delle classiche della Rocchetta Alta, ossia KCF, la Strobel e la Navasa (o via delle Grole).

Parete Nord della Rocchetta Alta di Bosconero
Parete Nord della Rocchetta Alta di Bosconero (KCF: rosso; Navasa: verde; Strobel: Blu; Discesa: rosa)

Si tratta di tre vie veramente meritevoli dove, nonostante le numerose ripetizioni, si pratica ancora un alpinismo vero. In generale la chiodatura è presente, ma mai abbondante eccetto nei passaggi più ostici o normalmente fatti in artificiale.

La Strobel è forse la più continua e atletica, ma è anche quella con la linea più scontata. E’ senza dubbio una bella via ma, personalmente, delle tre è quella che ho apprezzato di meno.

KCF offre i passaggi di arrampica più belli e la roccia migliore; la linea è relativamente logica soprattutto nella prima parte dove affronta una stretta fascia di rocce grigie solide al di sotto di un enorme diedro caratteristico della parte sinistra della parete.

La Navasa è, a mio parere, LA VIA della parete; ha un tracciato molto articolato che cerca i punti più accessibili al centro della grande parete. Alterna diedri atletici a placche solide e delicate. I passaggi più caratteristici sono nel superamento di tetti e diedri dove l’abbondanza di appigli e appoggi stupisce e a volte, direi, rincuora… come nel superamento dell’ultimo tetto, impressionante ma non difficile. La chiodatura è presente, ma deve essere integrata con protezioni veloci; le soste vanno verificate e spesso rinforzate.

On-line e su alcune guide cartacee trovate varie relazioni, a volte poco chiare o contraddittorie. E’ necessaria una certa esperienza alpinistica per orientarsi in questo ambiente grandioso dove cenge, diedri e tetti si ripetono di continuo creando qualche possibilità di fraintendimento.

Rocchetta Alta di Bosconero via Navasa
Circa a metà parete, alla congiunzione tra Navasa e KCF (che supera il tetto visibile a sinistra in foto)

La discesa dalla Rocchetta Alta di Bosconero è relativamente rapida nel caso in cui si decida di non raggiungere la cima del pilastro, come fanno quai tutti i ripetitori. Una cengia con mughi traversa in leggera discesa verso il canale tra la Rocchetta e il Sasso di Toanella. Quando la cengia diventa troppo ostica per proseguire si trova un ancoraggio per corda doppia. Con una seconda calata si arriva nel canale. Con presenza di neve nel canale, la discesa può richiedere ulteriori doppie.

Rocchetta Alta di Bosconero
La cengia di discesa dalla Rocchetta Alta

Fortunatamente queste tre classiche non sono le uniche vie meritevoli di una ripetizione sulla Rocchetta Alta di Bosconero e sulle cime circostanti; anzi sono già alla ricerca di un nuovo pretesto per tornare in questo luogo magico.

Per salire questo tipo di vie non è sufficiente “avere il grado”… bisogna sapere individuare il percorso, interpretare la roccia, valutare come e quanto proteggersi, giudicare il materiale presente in parete, allestire le soste e scegliere i metodi più adatti per assicurare il compagno. Gran parte di queste abilità si perfezionano con l’esperienza, in pratica facendo vie possibilmente con compagni preparati.

Tuttavia avere una base sulle tecniche e strategie fondamentali e conoscere gli errori più comuni significa mettersi quantomeno sulla buona strada.

Se vuoi imparare ad affrontare autonomamente vie di questo genere, potrebbe interessati il nostro corso di Alpinismo Classico su Roccia

Anche nelle nostre zone è possibile praticare questo tipo di alpinismo, in particolare sulle Alpi Apuane: le seguenti attività potrebbero fare al caso tuo:

 

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