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Arrampicatore impegnato in una via di arrampicata sportiva in falesia su roccia calcarea

10 regole non scritte per arrampicare in falesia

L’arrampicata sportiva sta crescendo: sempre più persone iniziano in palestra e poi escono su roccia. Ma la falesia non è una palestra all’aperto. È un ambiente naturale, spesso su terreni privati, condiviso con altri arrampicatori, con regole non scritte che fanno la differenza tra una giornata bella e una giornata complicata.

Questo è il mio decalogo per arrampicare in falesia con rispetto: dieci punti che ho imparato in più di vent’anni scalata e di lavoro come guida alpina, validi sia per chi è alle prime esperienze sia per chi scala da tempo. I nostri comportamenti hanno un impatto sull’ambiente e sulle persone che lo frequentano con noi.

In sintesi

Cos’è: il galateo non scritto della falesia, dieci regole di comportamento per arrampicare con sicurezza e rispetto.

A chi serve: principianti che escono dalla palestra per la prima volta, scalatori esperti che vogliono migliorare le proprie abitudini.

Cosa copre: ordine alla base, rumore, condivisione delle vie, cura del materiale, sicurezza, bisogni fisiologici, spazzatura, pulizia dei tiri, manutenzione, parcheggio.

Autore: Carlo Alberto Montorsi, Guida Alpina UIAGM, White and Blue Mountain Guides.

Carlo Alberto Montorsi spiega in video le dieci regole per arrampicare in falesia con rispetto.

Cosa intendiamo per educazione in falesia

Per educazione in falesia intendiamo l’insieme dei comportamenti che rendono possibile la convivenza tra arrampicatori e la sostenibilità a lungo termine dei siti di scalata. Ogni scelta, dal posto in cui mettiamo lo zaino al modo in cui ci caliamo dalla catena, ha conseguenze concrete sulla sicurezza, sull’usura del materiale e sull’accesso futuro alle pareti.

Prima di entrare nel dettaglio, se non hai familiarità con il termine puoi leggere cos’è una falesia e capire la differenza con la palestra indoor.

1. La base della parete: ordine e sicurezza

Alla base della parete serve ordine. Quando siamo in gruppo, raggruppiamo gli zaini in un punto sufficientemente distante dalla base dei tiri, mai addossati alla parete.

 

Le ragioni sono due.

  1. Rispettare lo spazio di chi scala: chi assicura deve potersi muovere liberamente, senza inciampare su zaini di altri.
  2. Sicurezza personale: non stare sotto la parete a frugare nello zaino o a mangiare uno snack. Possono cadere pietre, rinvii, telefoni o oggetti vari.

2. Il rumore: cosa evitare e perché

Il rumore è importante, soprattutto quello evitabile. Penso ai grandi atleti che nei movimenti cruciali urlano: serve ad attivare la respirazione, a evitare l’apnea e a darsi una spinta. Quello è un rumore funzionale. Ci sono però rumori superflui che andrebbero evitati.

Casse con la musica ad alto volume

Non rientrano nei rumori accettabili. La falesia è un ambiente naturale e condiviso: la nostra colonna sonora non è quella degli altri.

I beta non richiesti

Dare i beta (cioè spiegare a chi sta scalando come fare i movimenti) senza che vengano chiesti rovina l’esperienza a chi sta provando il tiro, oltre che i timpani a chi è intorno. Vanno dati con moderazione, solo se chi arrampica li chiede, senza urlare e senza tutti i minimi dettagli.

La distrazione di chi assicura

Il rumore crea distrazione. Chi scala in genere è concentrato e non ci fa caso, ma chi fa sicura potrebbe distrarsi. E un assicuratore distratto è un grosso problema. Chi fa sicura non dovrebbe dialogare con le persone attorno: due parole vanno bene, oltre no. Quando parlo con qualcuno mentre assicuro, lo faccio per poco e subito rassicuro chi scala dicendo che lo sto guardando. E non sono parole a vuoto: continuo davvero a guardarlo.

3. Le vie non sono di nessuno: come condividerle

Le vie non sono di proprietà di chi le ha chiodate, né di chi le sta provando. Se sto lavorando un tiro per chiuderlo, ci sta. Ma devo anche guardarmi intorno: potrebbero esserci persone desiderose di farci un giro. Basta comunicare. Una parola, uno scambio, e la convivenza migliora. Gli altri rimangono estranei finché non ci parliamo.

Qualche esempio pratico.

Lascia i rinvii, non la corda

Provo la via da primo e lascio solo i miei rinvii, ma non la corda. Così durante il riposo anche altri possono provarla. Può essere un piacere scambiare opinioni con chi ha lo stesso obiettivo.

Non occupare il tiro con la corda in catena

Lasciare la corda in catena per occupare il tiro mentre non lo si sta provando è scorretto. Se ti riposi, sfila la corda.

Scegli vie alla tua portata

Evito di provare una via sei gradi sopra al mio: sono troppo lento, il tiro è troppo difficile, è frustrante per me che non imparo nulla ed è frustrante per chi è in coda alla base. Meglio provare una via sfidante ma fattibile per le mie capacità.

Lascia spazio a chi non l’ha mai fatto

Se sono un local e ci sono persone che vorrebbero provare un tiro per la prima volta, posso anche evitare di ripetere un itinerario che ho già chiuso cento volte, lasciando il posto a chi non l’ha mai fatto.

4. Cura delle vie: moschettoni d’abbandono e usura delle catene

La manutenzione delle vie è quasi sempre legata al volontariato. Ci sono comportamenti che aiutano a rendere l’attrezzatura più longeva. Due in particolare meritano attenzione.

Come abbandonare una via

Se devo ritirarmi da una via senza arrivare in catena e intorno non c’è nessuno più forte che mi tira giù i rinvii, è meglio usare un moschettone d’abbandono (io ne ho diversi vecchi).

Perché è meglio della maglia rapida (maillon rapide):

  • Una maglia rapida chiusa con forza e messa in carico spesso non si toglie senza una chiave inglese della misura giusta. Rimane quindi sullo spit, creando problemi.
  • Crea corrente galvanica tra due materiali diversi: quello meno nobile arrugginisce più velocemente. Se uso un maillon certificato in acciaio inox, potrebbe far ossidare lo spit zincato. Viceversa, se lo spit è in metallo più nobile, la maglia rapida arrugginisce e diventa ancora più difficile da togliere.
  • Non si può rinviare il maillon, perché non è l’ancoraggio sorgente e sicuro.
  • Non si può mettere il rinvio nello spit sopra il maillon per via di un pericoloso effetto leva del moschettone, che in caso di caduta potrebbe rompersi.

Per aggirare il problema i futuri scalatori sono costretti a mettere il rinvio nello spit sotto al maillon, e questo costa fatica in un passo duro.

Conclusione: usate moschettoni d’abbandono, anche nuovi se non ne avete di vecchi. Il prossimo scalatore che porterà la corda in catena potrà toglierlo e usarlo per il guinzaglio del cane o per abbandonarlo a sua volta su un’altra via. Non serve sia a ghiera (nelle catene non ci sono ghiere, e nemmeno quando vi fate calare da un rinvio a metà tiro).

Come preservare i moschettoni delle catene

È un problema annoso. Quando ci facciamo calare a terra o scaliamo in moulinette (da secondi), la corda scava lentamente il moschettone, sempre nello stesso punto. Vale anche se in catena c’è un anello di calata su cui abbiamo già fatto manovra. Su tiri ad alta frequentazione il moschettone può scavarsi così tanto da dover essere sostituito in diciotto mesi.

Qualche suggerimento semplice.

Calata su rinvio in catena

Quando monto una via che proveranno anche altri da primi sui miei rinvii, metto un rinvio in catena e mi calo su quello. Non serve una ghiera: basta uno dei rinvii che ho all’imbrago. In caso di problemi, ci sono tutti i rinvii sotto la catena a fare da backup.

Non sto consigliando una manovra meno sicura: è un modo sicuro e soprattutto pratico, perché la maggior parte di noi in falesia ha solo rinvii. Per rendere questa abitudine diffusa serve una soluzione pratica, veloce e applicabile per tutti, rimanendo sicura.

Se proprio volete essere zelanti, potete mettere due rinvii con le leve contrapposte.

Quando si scala da secondo

Se scalo da secondo sul moschettone della catena, per il principio del backup le cose cambiano. È necessario mettere la corda sia in catena sia dentro un rinvio più alto del punto di calata, su cui graverà la maggior parte del carico (avendo cura che non sia troppo angolato).

Il secondo che pulisce la via deve fare attenzione quando toglie il rinvio dalla catena, perché deve scaricare la corda per farlo. In questa situazione, per evitare un grave errore di un principiante, meglio ci sia un anello di calata su cui il primo ha fatto la manovra. Così quando il secondo pulisce la via, togliendo anche il rinvio in catena, non corre nessun rischio.

Sono suggerimenti per cercare di limitare l’usura. Serve sempre coscienza e attenzione in tutte le manovre che si fanno a venti metri da terra. Ovviamente preferisco consumare un moschettone in catena rispetto a far correre un rischio mortale a un principiante.

5. Sicurezza: 3 controlli che salvano la vita

Gli incidenti più comuni e più gravi in falesia sono quelli da distrazione. Tre accorgimenti veloci per prevenirli.

Fate il nodo in fondo alla corda

La corda potrebbe non essere abbastanza lunga per calarvi dalla catena del tiro su cui state partendo. La corda che si sfila dal sistema di assicurazione è un incidente molto grave e molto comune. Il nodo tampone in fondo impedisce alla corda di sfilarsi dal sistema di assicurazione. Un nodo qualsiasi va bene, anche legato al sacco portacorda.

Fate il partner check (il controllo reciproco)

Prima di iniziare il tiro:

  • Chi scala controlla chi assicura, per verificare che il sistema di assicurazione sia montato nel verso giusto e che la ghiera del moschettone sia chiusa.

  • Chi fa sicura controlla che il nodo di chi scala sia costruito bene.

È una procedura di trenta secondi che intercetta gli errori più comuni prima che diventino incidenti.

Usate il casco

Vedo con piacere che sempre più persone lo usano in falesia: è un buon trend. È quasi più utile per chi fa sicura che per chi scala. Il problema sono le pietre.

Se la paura di cadere ti blocca quando arrampichi, esiste un percorso specifico per superarla.

6. Bisogni fisiologici: come comportarsi in natura

Andare in bagno in falesia. Cercate di allontanarvi dalla parete e dai sentieri di accesso il più possibile.

Se il problema è più ingombrante

Procuratevi una piccola paletta da giardinaggio e usate carta igienica.

Nei campi base in alta montagna, con molte persone, è un comportamento necessario. Alcune falesie sono frequentate così tanto che le amministrazioni hanno installato servizi igienici pubblici. Sono però rari.

Dove non ci sono servizi

  1. Appartatevi (nel bosco, lontano da sentieri e pareti).
  2. Fate un buco nel terreno profondo circa venti centimetri con la paletta.
  3. Centratelo.
  4. Usate carta igienica per pulirvi: è l’unico materiale che si degrada velocemente.
  5. Ricoprite il buco con la terra e, se volete, con una pietra.

Se volete pulirvi meglio con salviette umide, vanno portate via con voi: anche quelle compostabili impiegano fino a tre anni a degradarsi, mentre la carta igienica interrata si degrada in un mese circa.

7. La spazzatura: portare via tutto

Tutto quello che porto in falesia torna a casa con me. Se voglio fare un passo in più, porto via anche qualcosa lasciato da altri. Il servizio di pulizia della falesia siamo noi.

Se fumi, dotati di un portamozziconi. Avevo un amico che li metteva in tasca, ma poi i suoi pantaloni non avevano un gran odore. Per i mozziconi vale il discorso della spazzatura: se ne vedi a terra, portarne via un paio non è una brutta idea.

8. La pulizia dei tiri: magnesite e bolli

Io adoro la magnesite. Per me non è solo un modo per asciugare le mani e aumentare il grip: mi chiude le ferite sulle mani (penso io, ma forse non è vero) e tuffare le mani nel sacchetto mi rilassa, aumenta la concentrazione. Però ha anche dei lati negativi.

Il mix di magnesite e sudore unge gli appigli più velocemente, e il grip invece di aumentare cala.

Una spazzolata agli appigli

Quando scendete dalla via, una spazzolata agli appigli, anche sommaria, è un bel gesto. So che lo fate quando dovete riprovarla, ma vi invito a farlo una volta in più, anche quando non la ritentate. Lo spazzolino all’imbrago, sempre.

 

Il tema dei bolli

Oggi il tema dell’arrampicata a vista può tenere banco svariate ore al bar post-scalata. Con tutta la magnesite sugli appigli, è davvero a vista? Oppure quella a vista è solo dove non ci sono tracce? A voi l’ardua sentenza.

Dato che nelle falesie è impossibile cancellare completamente i segni, almeno ricordatevi di cancellare i bolli. Mi spiego.

Lo scalatore che prova un tiro al limite, con tanti passaggi complicati, appoggi piccoli e appigli poco evidenti, segna con una piccola riga di magnesite quelli più adatti per la sua performance. Io sono il primo a farlo: ho un’età e la memoria è quella che è. Ricordiamoci di cancellarli sempre. Rovinano l’esperienza di chi scala dopo di noi: manca la scoperta e la ricerca della propria sequenza.

(Se non sai ancora che scarpette da arrampicata adatte scegliere per le tue prime uscite in falesia, abbiamo una guida dedicata.)

9. Manutenzione dei tiri: la chiave del 17 e le forbici

Per la manutenzione vi spingerei a portare nello zaino ancora un paio di cose.

La chiave inglese del 17

Quante volte vi è capitato di trovare il dado di uno spit allentato? Si allentano soprattutto i dadi degli ancoraggi in traverso. Portatevi in fondo allo zaino una chiave del 17: è la misura del dado nei fix del 10, il più comune. In pochi secondi con la chiave risolvete il problema.

 

Una piccola forbice da giardinaggio

Nel mio piccolo qualche tiro l’ho chiodato. La forbice è uno strumento che si usa tantissimo per togliere la vegetazione, soprattutto quella che punge, dalle fessure o dalla base dei tiri.

Non vi chiedo di avere un arsenale da giardiniere, né di passare un’ora a ripulire tutte le vie di un settore. Ma un paio di forbicine possono essere utili per togliere quell’unico rovo che vi impedisce di prendere un appiglio senza ferirvi. Alle mie ho attaccato un moschettone, ma potete anche tenerle in un sacchettino.

10. Il parcheggio: rispettare i proprietari dei terreni

Il parcheggio è la prima cosa che facciamo quando arriviamo a scalare. Molto spesso i siti di arrampicata sono in aree private, e per questo è importante evitare il parcheggio selvaggio.

Cosa fareste voi se foste il proprietario di un terreno e un’orda di auto distruggesse il foraggio del vostro campo, impedisse l’accesso al frutteto o profanasse la vostra vigna o il vostro uliveto? Pensateci, mettetevi nei suoi panni: diventereste mano a mano sempre più intolleranti, potreste anche arrivare a impedire l’accesso. Via tutti, chiusa la falesia.

Due casi concreti

La parete di Laghel ad Arco, una delle poche esposte a sud, con tiri unici al mondo, è stata recintata e chiusa al pubblico. Il proprietario era stufo di trovare resti umani nell’uliveto.

In Spagna, il comune di Margalef ha cominciato a far pagare cinque euro ad auto per l’accesso al parco dove si trovano le falesie. Si tratta di un comune con parcheggi per i suoi cento abitanti, ma il parco conta novantamila visitatori l’anno, concentrati in inverno e nelle mezze stagioni. Le amministrazioni usano questi soldi per la manutenzione e la creazione di nuovi parcheggi.

So che il popolo degli scalatori è un po’ ribelle e hippie, e trova queste imposizioni dei soprusi. Ma penso che, all’aumentare delle persone, certe misure siano necessarie. Pensate quanto si spende per prenotare un’ora un campo da tennis, o per l’accesso a una qualsiasi struttura sportiva.

Cercate di essere rispettosi e, dato che siamo amanti della montagna, fare due passi e parcheggiare l’auto un po’ più lontano non è la fine del mondo.

Conclusioni

Non sono sicuro di aver toccato tutti i punti: ho sicuramente tralasciato qualcosa. Se ci sono temi che ritenete importanti, fatemelo sapere.

Non pretendo che questi suggerimenti debbano essere applicati rigorosamente. Vorrei solo sollevare una coscienza che arrivi, con questi o altri vostri modi, a preservare i posti incantevoli in cui andiamo a scalare. Li sento sempre più minacciati con l’aumentare dell’affluenza.

Ma non voglio dimenticare che io sono parte dell’affluenza. La “gente” siamo noi, e ciascuno di noi può fare la propria piccola parte.

Se vogliamo continuare a scalare in posti belli, dobbiamo imparare a prendercene cura. Bastano pochi gesti abitudinari e un po’ di materiale in più nello zaino: uno spazzolino, una chiave, una forbice, una palettina e un po’ di voglia di lasciare un posto un pizzico meglio di come l’abbiamo trovato.

Vuoi imparare ad arrampicare in falesia con noi?

Con il mio team, le White and Blue Mountain Guides, organizziamo corsi di arrampicata su roccia, sia per chi parte da zero sia per chi già scala.

  • Corso Base di Arrampicata su Roccia: pensato per chi vuole iniziare ad arrampicare outdoor.
  • Corso Accettare il Volo: un weekend intensivo, con un numero ristretto di partecipanti, per chi scala già ma sente che la paura di cadere lo blocca. È un percorso che ho sviluppato in vari anni e che ora ha la formula perfetta per aiutarti davvero a superare le tue paure.
  • Tutti i corsi di arrampicata sportiva: dal principiante all’avanzato.
L’autore

Carlo Alberto Montorsi, guida alpina UIAGM, fa parte delle White and Blue Mountain Guides. Si occupa di arrampicata sportiva, arrampicata trad, alpinismo e canyoning. È l’ideatore del corso “Accettare il Volo” e accompagna decine di principianti e scalatori esperti ogni anno sulle falesie italiane.

Domande frequenti sull’educazione in falesia

Cosa si intende per educazione in falesia?

L’educazione in falesia è l’insieme dei comportamenti non scritti che gli arrampicatori adottano per convivere in sicurezza, rispettare l’ambiente naturale, preservare l’attrezzatura fissa e mantenere l’accesso ai siti di scalata, spesso situati su terreni privati.

Quali sono le 10 regole base per arrampicare in falesia?

Ordine alla base della parete, controllo del rumore, condivisione delle vie, cura del materiale fisso (moschettoni d’abbandono, calata su rinvio), tre controlli di sicurezza (nodo tampone, partner check, casco), gestione corretta dei bisogni fisiologici, raccolta della spazzatura, pulizia degli appigli dalla magnesite, manutenzione spicciola (chiave del 17, forbici), parcheggio rispettoso.

Perché si dice di usare un moschettone d’abbandono e non una maglia rapida?

Una maglia rapida chiusa con forza spesso non si riesce a togliere senza una chiave inglese, e crea corrente galvanica tra materiali diversi che fa arrugginire o lo spit o la maglia stessa. Inoltre non si può rinviare il maillon, perché non è l’ancoraggio sorgente. Un moschettone d’abbandono, anche nuovo, è più pratico, può essere recuperato e riutilizzato.

Quanto dura un moschettone in catena su una via molto frequentata?

Su tiri ad alta frequentazione la corda può scavare il moschettone della catena al punto da renderlo da sostituire in circa diciotto mesi. Calarsi su un rinvio del proprio imbrago, anziché direttamente sul moschettone della catena, riduce significativamente questa usura.

Cosa fare se non ci sono servizi igienici in falesia?

Appartarsi lontano da pareti e sentieri, scavare un buco profondo circa venti centimetri con una piccola paletta da giardinaggio, usare carta igienica (l’unico materiale che si degrada in poche settimane), ricoprire con la terra. Le salviette umide, anche compostabili, vanno portate via.

Perché bisogna cancellare i bolli di magnesite dopo aver scalato?

I bolli (piccole righe di magnesite usate per segnare appigli e appoggi) rovinano l’esperienza di chi scala dopo di noi: tolgono la scoperta e la ricerca della propria sequenza. Andrebbero cancellati con lo spazzolino prima di lasciare il tiro.

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Carlo Alberto
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Carlo Alberto

Guida Alpina Maestro di Alpinismo IFMGA

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