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Storia della Parete Nord del Pizzo d’Uccello: dal 1940 a Oggi

Storia della Parete Nord del Pizzo d’Uccello: dal 1940 a Oggi

La parete nord del Pizzo d’Uccello è il teatro della storia alpinistica più importante delle Alpi Apuane. Con i suoi 660 metri di dislivello e 850 metri di sviluppo, questa muraglia di calcare che si innalza sopra la Val Serenaia e la Lunigiana ha attirato generazioni di alpinisti fin dagli anni ’20, producendo imprese leggendarie che hanno scritto pagine fondamentali dell’alpinismo italiano.

Da Piantanida e Stagno nel 1922 fino alla via Oppio-Colnaghi del 1940 — la “classica” che resta ancora oggi la linea più ambita della parete — questa è la storia di come una parete di provincia sia diventata un monumento dell’alpinismo, capace di ispirare e mettere alla prova gli scalatori da oltre un secolo.

I pionieri della nord: i primi tentativi (1922-1939)

La storia della scalata della parete nord del Pizzo d’Uccello inizia nel 1922, quando due alpinisti genovesi, Piantanida e Stagno, puntarono per la prima volta lo sguardo verso quell’immensa muraglia di calcare che domina il versante settentrionale del Pizzo. Il tentativo fu ambizioso ma la giornata troppo corta: l’ora tarda li costrinse a rinunciare quando la via d’uscita non era ancora in vista. Quel ritiro, però, non fu una sconfitta: segnò l’inizio di un’ossessione collettiva che avrebbe accompagnato l’alpinismo apuano per i due decenni successivi.

Cinque anni dopo, il 9 ottobre 1927, Stagno tornò sulla montagna insieme a Daglio, Frisoni e Sabbadini. Questa volta la cordata riuscì a completare la salita, uscendo sul ripiano di Capradossa e raggiungendo la vetta del Pizzo d’Uccello a 1781 metri. La linea percorsa, conosciuta come la “Via dei Genovesi”, si sviluppa nel settore sinistro della parete, sopra i caratteristici cantoni di neve vecchia, e in realtà non affronta direttamente il cuore della parete nord. Fu comunque un risultato straordinario per l’epoca e per il contesto apuano, dove le montagne sotto i 2000 metri venivano spesso sottovalutate dalla comunità alpinistica nazionale.

Negli anni successivi, i fratelli Ceragioli esplorarono parzialmente la parete alla ricerca di una linea diretta sotto la cima, ma senza riuscire a completare un itinerario organico. I loro tentativi, però, tracciarono una mappa mentale della parete che sarebbe risultata preziosa per chi venne dopo di loro.

2 ottobre 1940: Oppio e Colnaghi aprono la “Classica”

La data che cambiò per sempre la storia alpinistica delle Alpi Apuane è il 2 ottobre 1940. Quel giorno, i lombardi Nino Oppio e Serafino Colnaghi attaccarono la parete nord del Pizzo d’Uccello riprendendo in parte l’itinerario abbozzato dai fratelli Ceragioli, ma con un obiettivo preciso: salire la parete direttamente sotto la cima, seguendo la linea logica di camini, diedri e fessure che solcano il centro della muraglia.

Nino Oppio non era un alpinista qualunque. Era uno dei più forti scalatori italiani dell’epoca, famoso per la sua capacità di aprire vie di difficoltà elevata su grandi pareti di roccia complessa. Tra le sue imprese più note figurano la Parete Sud del Sasso Cavallo nelle Grigne e la Parete Sud del Croz dell’Altissimo nelle Dolomiti di Brenta — pareti dove la roccia instabile e le dimensioni richiedevano non solo tecnica, ma anche audacia e capacità di valutazione. Per chi vuole avvicinarsi allo stile di arrampicata di Oppio, una classica introduttiva è la Via Oppio alla Parete Est della Pietra di Bismantova, nell’Appennino Reggiano.

La salita del 1940 fu completata in un solo giorno — un’impresa impressionante considerando le dimensioni della parete, l’equipaggiamento dell’epoca (chiodi tradizionali battuti a mano, corde di canapa) e la totale assenza di informazioni sulla parte superiore dell’itinerario. La via che ne nacque, conosciuta come “Oppio-Colnaghi” o semplicemente “la Classica”, si snoda per 18-20 tiri di corda attraverso il cuore della parete, con difficoltà che variano dal IV al V+ grado. Da quel giorno resta la via più frequentata e ambita dell’intera parete nord.

Ciò che rese la via Oppio-Colnaghi così speciale, allora come oggi, è la sua logica naturale: la linea segue le debolezze della parete senza forzature, permettendo a ogni alpinista di adattare le proprie strategie tiro dopo tiro. Come scrisse un commentatore dell’epoca, su una parete di queste dimensioni “ognuno può applicare secondo la propria coscienza le strategie ritenute più valide” — ed è proprio questa libertà interpretativa a rendere ogni ripetizione un’esperienza unica.

Le ripetizioni che hanno fatto la storia

Dopo l’apertura del 1940, la via Oppio-Colnaghi rimase a lungo un’impresa per pochi. La prima ripetizione arrivò soltanto nel 1956 — sedici anni dopo la prima salita — a testimonianza del rispetto che la parete imponeva alla comunità alpinistica. Nello stesso anno, Dolfi completò la prima solitaria della via, un’impresa che richiese una padronanza assoluta della roccia e una determinazione fuori dal comune: affrontare da solo 850 metri di arrampicata su una parete di queste dimensioni, senza possibilità di assicurazione, rappresentava all’epoca un atto di alpinismo estremo.

Il capitolo successivo fu scritto nel 1962, quando Rulli, Sorgato e Zaccaria portarono a termine la prima ascensione invernale della Oppio-Colnaghi. La parete nord in inverno è un ambiente completamente diverso: la neve riempie i camini, il ghiaccio ricopre la roccia, e quella che in estate è un’arrampicata su calcare diventa una sfida di arrampicata mista dove servono piccozze, ramponi e una resistenza al freddo fuori dal comune.

Nei decenni successivi, la parete nord divenne un punto di riferimento soprattutto per gli alpinisti toscani, che ne fecero il loro terreno di gioco più ambito. Le numerose ripetizioni della Classica, le varianti esplorate, le vie nuove aperte sui pilastri laterali e le sfide affrontate in ogni stagione contribuirono a costruire attorno al Pizzo d’Uccello un patrimonio di storie e di sapere alpinistico che ancora oggi si tramanda tra generazioni di scalatori nella comunità apuanistica.

Cronologia essenziale della parete nord del Pizzo d’Uccello

Anno Evento Protagonisti
1922 Primo tentativo sulla parete nord Piantanida e Stagno (alpinisti genovesi)
1927 Prima salita: “Via dei Genovesi” (settore sinistro) Stagno, Daglio, Frisoni, Sabbadini
1930s Esplorazioni parziali della parete centrale Fratelli Ceragioli
1940 Apertura della Via Oppio-Colnaghi: la “Classica” della parete Nino Oppio e Serafino Colnaghi
1956 Prima ripetizione della Oppio-Colnaghi —
1956 Prima solitaria della Oppio-Colnaghi Dolfi
1962 Prima invernale della Oppio-Colnaghi Rulli, Sorgato, Zaccaria

Nota: la cronologia include solo le pietre miliari della Oppio-Colnaghi. Negli anni successivi sono state aperte numerose altre vie sulla parete nord, sia in versione estiva che invernale, rendendo il Pizzo d’Uccello il più importante laboratorio di alpinismo delle Alpi Apuane.

La nord in invernale: quando la parete cambia volto

Se la parete nord del Pizzo d’Uccello in estate è un’esperienza di arrampicata su roccia di grande respiro, in inverno la musica cambia completamente. Come racconta chi la frequenta da decenni, “per chi abita tra La Spezia e Firenze, la Nord è una sola” — e dopo una bella nevicata, la sua conformazione leggermente appoggiata le permette di raccogliere quantità notevoli di neve nei camini e nei colatoi, trasformandola in una delle più belle pareti di misto dell’Appennino, a uno sputo dal mare.

Le condizioni invernali ideali si presentano dopo nevicate abbondanti seguite da un colpo di scirocco che consolida la neve sulla parete. In queste condizioni, i camini della Oppio-Colnaghi si riempiono di neve e ghiaccio, offrendo un’arrampicata mista che richiede piccozze, ramponi e una preparazione tecnica specifica. Negli ultimi anni, una nuova generazione di alpinisti ha rinnovato l’interesse per la nord in inverno, con numerose ripetizioni su misto delle vie classiche e l’apertura di itinerari nuovi sia nel settore dei Genovesi che nel centro della parete.

Per chi desidera vivere questa versione completamente diversa della nord, le Guide Alpine UIAGM di WB Guides propongono un accompagnamento dedicato al Pizzo d’Uccello in invernale con valutazione delle condizioni e scelta dell’itinerario in base all’innevamento.

Salire la nord del Pizzo d’Uccello oggi: il sogno continua

A oltre ottant’anni dall’impresa di Oppio e Colnaghi, la parete nord del Pizzo d’Uccello continua ad esercitare un fascino inalterato su ogni alpinista che alza lo sguardo dalla Val Serenaia o dalle colline della Lunigiana. Ogni ripetizione della Classica è un dialogo con la storia: si percorrono gli stessi camini, si toccano gli stessi chiodi, ci si confronta con gli stessi dubbi che Oppio e Colnaghi affrontarono quel 2 ottobre del 1940, ma con l’emozione intatta di chi scopre una grande parete per la prima volta.

Se questa storia ti ha acceso la curiosità e vuoi capire come prepararti, quali requisiti servono e come affrontare la salita, trovi tutte le informazioni nella nostra guida completa a salire la nord del Pizzo d’Uccello: difficoltà, preparazione, periodo migliore, avvicinamento e tutto ciò che serve per trasformare il sogno in progetto concreto.

 

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