In breve: la guida alpina è una professione regolata dalla legge nazionale 6 del 1989. Per diventare guida alpina maestro di alpinismo servono circa cinque anni: un curriculum alpinistico documentato, una selezione tecnica su roccia, ghiaccio, misto e sci, il corso aspiranti (circa 90 o 100 giornate in un anno e mezzo, con un costo di iscrizione di 18.600 euro nel polo interregionale), almeno due anni di esercizio come aspirante guida e gli esami di passaggio finali. In questo articolo ti racconto tutto il percorso, dai prerequisiti alle specializzazioni.
In Italia si chiama guida alpina, in Francia guide de haute montagne, in Germania Bergführer. Il nome cambia, lo standard no: la qualifica UIAGM (IFMGA in inglese) è il riferimento riconosciuto a livello internazionale per questa professione. Riunisce le associazioni nazionali di 26 paesi, armonizza la formazione e consente il riconoscimento professionale delle guide alpine in tutto il mondo.
Questo articolo, come il video che trovi qui sopra, è dedicato sia a chi sogna di diventare guida, sia a chi la guida la prende per raggiungere un obiettivo o per imparare ad andare in montagna, ed è curioso di sapere che percorso ha fatto la persona a cui si affida.
La guida alpina è una professione regolata dalla legge
Guida alpina non è un’etichetta commerciale: è una professione ordinata dalla legge. La legge nazionale numero 6 del 1989, intitolata “Ordinamento della professione di guida alpina”, stabilisce che esistono due gradi: aspirante guida e guida alpina maestro di alpinismo. Per esercitare la professione è indispensabile iscriversi negli albi professionali regionali, tenuti dai Collegi delle guide alpine sotto la vigilanza delle rispettive Regioni (in alcuni casi si tratta di albi provinciali, come a Trento e Bolzano, ma per semplicità parliamo di regioni). L’aspirante guida può lavorare con alcuni limiti sulla difficoltà degli itinerari e sulla nazione.
Il percorso non nasce per fare selezione, ma per tutelare chi va in montagna con un professionista. Una guida alpina accompagna persone in ambiente, insegna tecniche alpinistiche e scialpinistiche, prende decisioni su terreno esposto e con margini di errore molto ridotti. La formazione non si basa su un’autocertificazione: prevede requisiti preesistenti, selezioni, corsi teorici e pratici, esami, iscrizione all’albo e aggiornamento professionale periodico.
Cosa può fare una guida alpina secondo la legge
La legge definisce guida alpina chi svolge professionalmente l’accompagnamento di persone in ascensioni su roccia o ghiaccio, in escursioni in montagna, in ascensioni scialpinistiche o escursioni sciistiche, e l’insegnamento delle tecniche alpinistiche e scialpinistiche, quando l’attività si svolge su terreni dove può essere necessario l’uso di tecniche e attrezzature alpinistiche.
Tradotto: quando l’attività richiede tecniche e attrezzature alpinistiche, quando il terreno è roccia, ghiaccio, misto, ghiacciaio, scialpinismo, sci fuori pista o insegnamento tecnico dell’alpinismo, la figura di riferimento è la guida alpina.

I prerequisiti per accedere alla selezione
Il percorso inizia con la selezione del corso aspiranti. Per accedere alla selezione servono:
- cittadinanza italiana o di un paese UE
- 18 anni compiuti
- certificato medico di idoneità psicofisica
- assenza di condanne penali
- diploma di scuola media (curioso: i giovani che accedono ai corsi di oggi sono quasi tutti laureati, ma un tempo era un lavoro per valligiani che volevano vivere nella propria terra)
Il corso aspiranti non serve a insegnare da zero ad andare in montagna: bisogna essere già alpinisti qualificati. Servono due cose importanti.
Primo: un’esperienza alpinistica documentabile. Non basta essere forti in una sola disciplina. Il curriculum deve coprire roccia, alta montagna, misto, ghiaccio, sci e scialpinismo, e le salite devono essere state svolte da primo di cordata o a comando alternato, non solo da secondo.
Secondo: un’ottima condizione fisica e tanta lucidità. Oltre alla preparazione atletica, una guida deve saper restare lucida in condizioni di stanchezza, con carico, esposizione, freddo, quota, persone da tenere al sicuro, tempi stretti e condizioni che cambiano.
Il curriculum alpinistico richiesto
Per accedere alla selezione si presenta a un Collegio guide il proprio curriculum alpinistico e scialpinistico: se viene ritenuto sufficiente, si accede alle prove di selezione del corso aspiranti. Ogni collegio regionale stabilisce il curriculum minimo necessario. Alcuni collegi richiedono sia un curriculum minimo per accedere alla selezione, sia un curriculum di riferimento: lasciano cioè la possibilità di presentarsi con un numero minore di salite, da completare però prima della fase finale degli esami del corso aspiranti.
Ti faccio un esempio concreto, estratto nel 2026 dai siti dei collegi guide. Veneto e Piemonte hanno identiche richieste di curriculum di riferimento, che non ha bisogno di integrazioni durante il corso.
Salite su roccia in ambiente di tipo classico
Vie valutate con la scala francese delle difficoltà classiche, protette in modo tradizionale con chiodi, dadi e friend:
- 1 ED con dislivello superiore a 400 metri (ad esempio Tempi Moderni in Marmolada)
- 1 TD con dislivello superiore a 400 metri e difficoltà UIAA di VI+
- 2 TD con dislivello superiore a 400 metri
- 4 TD con dislivello superiore a 250 metri

Salite su terreno misto neve e ghiaccio
- 5 D con dislivello superiore a 500 metri (come la traversata dalla Lenzspitze al Nadelhorn, nel gruppo dei Mischabel)
- 3 D con dislivello superiore a 300 metri
Salite su roccia o su terreno misto neve e ghiaccio
- 5 TD con dislivello superiore a 800 metri (come la nord del Cervino)
- 10 salite classificate D con un dislivello di 400 metri
Il totale delle salite su roccia in ambiente classico e su terreno misto in alta montagna è 31.
Salite su roccia di tipo sportivo
- 2 salite di grado non inferiore al 6b+ e con dislivello superiore a 200 metri
Salite su cascate di ghiaccio
- 2 salite su cascate di ghiaccio di grado non inferiore al 5° (scala canadese)
Itinerari di scialpinismo
- 1 itinerario classificato OSA (come la Tofana di Rozes)
- 4 itinerari classificati BSA
- 10 itinerari di qualsiasi difficoltà con oltre 1.200 metri di dislivello
Il totale degli itinerari di scialpinismo è 15.

È subito evidente che l’esperienza da maturare è in montagna, su terreno d’avventura: le vie a spit richieste sono poche. Ovviamente, per arrivare ad avere queste salite alle spalle, bisogna aver praticato anche tantissima falesia e tanto sci in pista, che sono i terreni dove si impara e si migliora la tecnica.
Piemonte e Veneto hanno le stesse richieste perché appartengono allo stesso polo formativo, chiamato interregionale, che include anche Emilia Romagna, Toscana, Liguria, Marche e Abruzzo. Gli altri collegi con un proprio polo formativo sono Valle d’Aosta, Alto Adige, Trentino, Lombardia e Friuli Venezia Giulia. Calendario, durata, struttura per livelli, modalità di bando, numero di giornate e quantità di prove possono cambiare, ma la logica di fondo è comune: esperienza pregressa prima della selezione, selezione tecnica, formazione lunga, esami, iscrizione all’albo.
Un consiglio spassionato: anche se la verifica del curriculum è generalmente un colloquio orale, non mentite sulle salite fatte, perché i nodi verranno al pettine. Se non avete davvero l’esperienza dichiarata avrete difficoltà in seguito, rischiando di essere bocciati agli esami e di allungare percorso e spese. Si impara a essere disinvolti in montagna solo grazie a tanta esperienza: se ancora non l’avete, preparatevi meglio prima della selezione.
Come si svolge la selezione
Se il curriculum ottiene un voto sufficiente, si accede alle prove fisiche e tecniche. Prendendo come esempio il polo interregionale, la selezione prevede la presentazione del curriculum e quattro prove pratiche: roccia, ghiaccio, misto, sci e scialpinismo. Il candidato riceve un voto sul curriculum e un voto per ciascuna prova.
- Roccia: salite in falesia da capocordata su vie di difficoltà non inferiore a 6b+ a vista, e un itinerario di 6a (VI+) da proteggere con protezioni mobili.
- Ghiaccio: una cascata di grado 5 da salire in piolet traction e attrezzare con viti da ghiaccio.
- Misto: una prova di tecnica classica con i ramponi.
- Sci e scialpinismo: prove di salita, discesa in pista e fuori pista, e una prova a tempo su almeno 500 metri di dislivello.
Il Trentino prevede anche una prova culturale orale e scritta. L’ammissione ai corsi avviene solo per chi ottiene valutazioni positive in tutte le discipline.
Attenzione: chi passa la selezione in un collegio di un polo formativo non può poi iscriversi al corso aspiranti di un altro polo. Posso fare la selezione in Veneto, Piemonte o Liguria e iscrivermi al corso interregionale, ma per iscrivermi al corso in Alto Adige devo fare la selezione lì (e in quel collegio devo anche parlare fluentemente il tedesco).
Quanto costa il corso per guide alpine
I costi sono diversi in tutta Italia. Nel polo interregionale il costo del corso aspiranti del ciclo 2024-2026 era di 18.600 euro ad allievo: parlo del solo costo di iscrizione, escluse tutte le spese di trasferte, funivie, vitto, alloggio e giornate perse al lavoro.
In caso di bocciatura in un modulo pratico fondamentale, l’iscrizione a quel modulo d’esame nel ciclo formativo seguente si aggira attorno ai 1.400 euro. Sbagliare costa qualcosina, oltre a un anno in più.
In altre regioni, come Trentino, Lombardia, Alto Adige e Valle d’Aosta, il corso a volte viene rimborsato parzialmente attraverso interventi pubblici. Sono sovvenzioni valide soprattutto per i residenti, ma bisogna sempre verificare i bandi aggiornati dei Collegi.
Come si svolge il corso aspiranti
Il corso aspiranti è lungo e impegnativo: non parliamo di un paio di weekend. Per la maggior parte dei collegi dura circa un anno e mezzo, con circa 90 o 100 giornate suddivise in moduli che vanno dai 5 ai 10 giorni consecutivi. Servono dedizione e tempo libero. Le aree formative sono tre: tecnica, didattica e teoria.
La formazione tecnica prepara la futura guida a condurre una cordata in sicurezza su tutti i terreni e in tutte le discipline alpine: roccia, alta montagna, neve e ghiaccio, creste, ghiacciai, cascate di ghiaccio, arrampicata sportiva, vie ferrate, trekking, spedizioni, sci fuori pista, scialpinismo e sci su nevi non battute. Grande spazio è dato a soccorso, autosoccorso e soccorso in valanga.
La formazione didattica serve a saper insegnare. Essere molto bravi personalmente non significa automaticamente saper formare altre persone: una guida deve saper spiegare, adattare, osservare, correggere e scegliere il terreno adatto per mettere gli allievi nelle condizioni migliori per imparare.
La parte teorica comprende materie come meteorologia alpina, medicina e pronto soccorso, topografia e orientamento, GPS, storia dell’alpinismo, botanica, geologia, zoologia, aspetti psicologici, allenamento, fisiologia dello sforzo, alimentazione e gestione del rischio.
Dalla metà del ciclo formativo iniziano gli esami sulle materie pratiche: cascate, misto e dry tooling, alta montagna, scialpinismo e roccia. Sono quattro esami importanti: se in uno o più non si raggiunge la sufficienza, si viene bocciati in quella disciplina e cade la possibilità di abilitarsi entro la fine del corso. Bisogna ridare quell’esame nel ciclo formativo successivo e, se poi andrà tutto bene, servirà un anno in più per abilitarsi come aspirante.

Da aspirante guida a guida alpina maestro di alpinismo
Superati il corso aspiranti e gli esami finali si diventa aspirante guida: si entra nell’albo e si può esercitare la professione entro i limiti previsti dalla legge e dalle normative regionali. Dopo un periodo di esercizio come aspirante guida di almeno due anni, si può accedere al passaggio guida.
Il passaggio a guida è più breve rispetto al corso aspiranti, ma non è una formalità. Il polo interregionale indica tre moduli d’esame (sci e scialpinismo, roccia, alta montagna) per circa 21 giornate. Superate le prove, si diventa guida alpina maestro di alpinismo, figura riconosciuta a livello internazionale.
Un percorso di anni: ecco perché il titolo ha un peso
Al netto di bocciature, per diventare guida alpina maestro di alpinismo servono circa cinque anni, oltre a tutta l’esperienza personale maturata prima di presentarsi alla selezione.
Il titolo di guida alpina ha un peso. Non perché renda infallibili, ma perché dietro quel titolo c’è un sistema di verifica. In montagna il rischio non si elimina mai, però affidarsi a una figura abilitata significa scegliere qualcuno che ha dimostrato, davanti a commissioni e istruttori, di avere competenze tecniche, didattiche e professionali adeguate a gestire quel rischio nel modo più serio possibile.
Questa preparazione non è paragonabile a percorsi non regolamentati di pochi giorni, accessibili senza dimostrare reali competenze pregresse e conclusi con una verifica interna. Un attestato privato può avere valore formativo, ma non equivale a un’abilitazione professionale: la guida alpina non si autocertifica.
Per questo, quando si sceglie a chi affidarsi, non bisognerebbe guardare solo il logo o la sicurezza con cui una persona si presenta. Bisognerebbe chiedersi: qual è la sua abilitazione? È iscritta a un albo? Quali attività è autorizzata a svolgere? È assicurata per quel tipo di attività? La differenza tra esperienza dichiarata e competenza verificata può essere enorme.
Dietro a un corso guida ci sono competenze, sogni, risparmi investiti, ansia, fatica, paura di non farcela, impegno e sofferenza, che passano attraverso diversi sbarramenti ai quali si può venire bocciati.
Le donne guide alpine
Non esistono corsi guide separati per le donne. Le donne che vogliono diventare guide alpine affrontano la stessa selezione, lo stesso corso e gli stessi esami degli uomini: i requisiti tecnici e fisici sono identici.
In quasi tutti gli sport esiste la divisione di categoria su base biologica, perché in una gara mista le donne non avrebbero vita facile. Questo, secondo me, dice molto del livello delle donne che arrivano a qualificarsi: le donne che si diplomano come guide alpine sono alpiniste e atlete di altissimo livello. Non perché debbano dimostrare più degli uomini, ma perché entrano in un percorso senza corsie separate.
La guida alpina è una professione tecnica, fisica, relazionale e di responsabilità: non appartiene a un genere, ma a chi costruisce nel tempo l’esperienza, la competenza e la solidità necessarie per esercitarla. Le guide alpine donne non sono ancora tantissime, ma la loro percentuale aumenta ogni anno: oggi è circa il 3%.
La qualifica di guida alpina istruttore
Esiste un’ulteriore qualifica: quella di guida alpina istruttore. È una specializzazione riservata a chi è già guida alpina maestro di alpinismo da almeno 3 anni e ha maturato esperienza professionale. Gli istruttori sono le figure che nei corsi guide formano le nuove generazioni di professionisti.
La selezione prevede un colloquio attitudinale, la discussione del curriculum, la relazione su una giornata professionale tipo e le motivazioni personali. Nel bando 2025 le prove tecniche comprendevano: almeno 7a di arrampicata a vista o flash, progressione su roccia classica con scarponi e protezioni da integrare, ghiaccio ripido di almeno grado 5, misto o dry tooling di almeno M6, cramponage, sci in pista e fuori pista, salita con pelli di foca. Importantissime sono le prove didattiche, che valutano la capacità di insegnare nelle varie discipline.
Passata la selezione, i candidati ammessi partecipano al corso nazionale per guida alpina istruttore, organizzato direttamente dal Collegio Nazionale: rappresenta il livello più alto della formazione interna delle guide alpine. Si tiene ogni tre anni, dura circa un anno e comprende moduli teorici, attività pratiche e un tirocinio nei corsi guide, affiancando altre guide istruttori. Al termine, ogni candidato presenta anche una tesi su temi di attualità professionale.
L’aspirante guida alpina di primo livello
In alcune regioni è prevista anche la figura dell’aspirante guida alpina di primo livello. È una figura professionale regolamentata, che richiede selezione, formazione, esami finali e iscrizione all’albo. La differenza è che il percorso aspiranti viene articolato in due livelli: prima il primo livello, poi il secondo, e infine il passaggio a guida alpina maestro di alpinismo.
Nel 2026 i collegi che prevedono questa figura sono tre: Lombardia, Marche e Liguria. In Lombardia, ad esempio, occorre superare una prova attitudinale, frequentare un corso di circa 800 ore e sostenere l’esame finale. La differenza sostanziale è che a questo candidato non viene richiesta, in fase di selezione, la pregressa capacità su cascate di ghiaccio, sci e scialpinismo: il curriculum richiesto riguarda salite su vari tipi di roccia (magmatiche e sedimentarie) e una serie di salite di misto classico.
Una volta qualificato, l’aspirante guida alpina di primo livello può accompagnare e insegnare l’arrampicata e l’alpinismo e condurre escursioni anche su terreno innevato. Sono invece escluse le attività con gli sci, la progressione su ghiacciaio e le cascate di ghiaccio, che appartengono al percorso di secondo livello. Il primo livello consente quindi di iniziare a lavorare in alcuni ambiti, ma non abilita a svolgere tutte le attività della guida alpina.
Le specializzazioni: canyoning e lavori su fune
Dopo il titolo di aspirante si possono conseguire alcune specializzazioni, attraverso corsi specifici tenuti dal Collegio Nazionale. Le due più importanti e diffuse sono il canyoning e la formazione degli addetti su fune.
La prima riguarda la progressione e l’accompagnamento in forra, con tutte le procedure e i rischi legati all’acqua. Se questa attività ti incuriosisce, sul nostro sito WB Canyon trovi tutte le discese in torrente che proponiamo tra Appennino modenese, Garfagnana, Lunigiana e Liguria, oltre ai corsi per acquisire autonomia e ai viaggi di canyoning.

La seconda trasforma le guide in docenti per i lavoratori che svolgono mansioni in sospensione su fune, come i tree climber o gli operatori dell’edilizia acrobatica.
Quante sono le guide alpine in Italia
Al 31 dicembre 2025 le guide alpine iscritte all’albo erano 1.247, gli aspiranti guida 121 e gli aspiranti guida di primo livello 41. A questi si aggiungono 1.213 accompagnatori di media montagna e 177 guide vulcanologiche. Della figura dell’accompagnatore di media montagna parleremo in un altro contenuto.
Uno standard comune di fiducia
C’è un aspetto che dall’esterno si capisce poco, ma che per me è molto importante. Quando incontro un collega guida alpina in montagna, so che tipo di percorso ha fatto e qual è la formazione a cui è stato sottoposto. Per questo parto da un presupposto di fiducia: posso non conoscere quella persona, ma so che è passata attraverso lo stesso buco. Amo dire che ci fanno con lo stampino.
Ovviamente siamo esseri umani, con pregi e difetti, tutti diversi. Ma abbiamo sviluppato le stesse competenze: se in una situazione dovessi affidare un cliente a un collega, lo farei a cuor leggero, sapendo che sarebbe in buone mani.
Perché si diventa guida alpina
Mi capita spesso di parlare con ragazzi motivati che mi dicono: vorrei diventare guida alpina. Rispondo con altre domande. Ti piace arrampicare? Ti piace intraprendere avventure dall’esito incerto? Ti piace sciare? Faticare? Assumerti la responsabilità delle tue salite, trasformando i fallimenti in apprendimento? Ti piace l’idea di fare tutto questo diversi giorni a settimana, per anni?
Per come l’ho vissuta io, la guida alpina non nasce prima come progetto professionale: nasce prima come passione. Sono andato in montagna per anni senza pensare di diventare guida. Ci andavo perché mi piaceva: amavo arrampicare, fare vie impegnative, sciare, esplorare posti nuovi per me ma carichi di storia dell’alpinismo. Solo dopo, quasi per caso, è arrivata l’idea di iscrivermi alla selezione.
Questo non vuol dire che tutti debbano fare lo stesso percorso. Ma secondo me è importante non invertire l’ordine delle cose: se una persona vuole diventare guida alpina ma non ha ancora una vera passione per l’arrampicata, per l’alpinismo e per lo sci, prima di pensare alla professione dovrebbe semplicemente andare in montagna. Tanto. Fare esperienza e divertirsi.
Poi, a un certo punto, la passione diventa un lavoro. Ed è una cosa bellissima, ma non è una trasformazione neutra: porta con sé aspetti molto belli e altri più complicati.
Il lato bello è evidente: il tuo ufficio diventa la montagna. Lavori all’aperto, accompagni persone nel momento migliore, quello del loro tempo libero, condividi giornate intense, fai attività che per molti restano sogni o vacanze. Puoi trasmettere qualcosa: insegnare ad allievi ad andare in autonomia, aiutarli a salire una cima, a conquistare un sogno, a vivere un’esperienza che forse ricorderanno per tutta la vita.
Poi c’è l’altro lato: diventare guida alpina significa anche diventare un operatore del turismo. Cambiano le abitudini. Nei weekend e nei giorni di festa, quando gli altri sono liberi, spesso tu lavori. Gli amici con cui prima andavi in montagna il sabato e la domenica non li vedi più, perché la tua settimana è spesso opposta a quella di chi lavora dal lunedì al venerdì. La vita sociale può diventare più complicata, perché il lavoro della guida è fatto di stagioni, meteo, spostamenti, partenze presto, rientri tardi e programmi che cambiano all’ultimo.
Inoltre il corpo è il tuo principale strumento di lavoro: se ti fai male è un problema, perché un infortunio può impedirti di lavorare e mettere tutto in pausa. E quando diventi guida, la tua attività personale cala, perché non è semplice darle continuità nel pieno della stagione lavorativa.
Alla luce di questi pro e contro, il mio consiglio per chi sogna di diventare guida alpina è questo: prima di pensare al corso, vai in montagna per passione, non solo per costruire un curriculum. Arrampica, scia, fai alpinismo, sbaglia, impara, accumula esperienza. E soprattutto divertiti un sacco.

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- scoprire l’alpinismo classico su roccia e ghiacciaio, senza eccessive difficoltà di arrampicata
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Domande frequenti
Quanto tempo serve per diventare guida alpina?
Al netto di bocciature servono circa cinque anni: selezione, corso aspiranti di circa un anno e mezzo, almeno due anni di esercizio come aspirante guida e il passaggio finale a guida alpina maestro di alpinismo. A questi anni va aggiunta tutta l’esperienza alpinistica personale maturata prima della selezione.
Quanto costa il corso per diventare guida alpina?
I costi variano da regione a regione. Nel polo formativo interregionale il corso aspiranti del ciclo 2024-2026 costava 18.600 euro di sola iscrizione, escluse trasferte, funivie, vitto, alloggio e giornate di lavoro perse. In alcune regioni, come Trentino, Lombardia, Alto Adige e Valle d’Aosta, il corso viene parzialmente rimborsato con interventi pubblici, soprattutto per i residenti.
Quali sono i requisiti per accedere alla selezione del corso guide alpine?
Cittadinanza italiana o di un paese UE, 18 anni compiuti, certificato medico di idoneità psicofisica, assenza di condanne penali e diploma di scuola media. Serve inoltre un curriculum alpinistico documentabile con salite da capocordata su roccia, ghiaccio, misto e itinerari di scialpinismo, secondo i requisiti stabiliti da ogni collegio regionale.
Che differenza c’è tra aspirante guida e guida alpina?
Sono i due gradi previsti dalla legge 6 del 1989. L’aspirante guida ha superato il corso aspiranti, è iscritto all’albo e può lavorare con alcuni limiti su difficoltà degli itinerari e nazione. Dopo almeno due anni di esercizio può accedere al passaggio a guida alpina maestro di alpinismo, la qualifica completa riconosciuta a livello internazionale.
Serve una laurea per diventare guida alpina?
No, il titolo di studio richiesto dalla legge è il diploma di scuola media. Nei fatti molti allievi dei corsi attuali sono laureati, ma ciò che conta davvero è l’esperienza alpinistica documentata e la capacità tecnica verificata in selezione e durante il corso.
Quante guide alpine ci sono in Italia?
Al 31 dicembre 2025 le guide alpine iscritte all’albo erano 1.247, gli aspiranti guida 121 e gli aspiranti guida di primo livello 41. A questi si aggiungono 1.213 accompagnatori di media montagna e 177 guide vulcanologiche.
Chi ha scritto questo articolo
Carlo Alberto Montorsi è guida alpina maestro di alpinismo, membro UIAGM IFMGA, iscritto al collegio guide alpine dell’Emilia Romagna. Ha iniziato il corso interregionale nel 2008, è diventato aspirante guida nel 2010 e guida alpina nel 2013; nel 2014 si è specializzato nel canyoning e come formatore degli addetti su fune. Fa parte di White and Blue Mountain Guides e sul suo canale YouTube pubblica video divulgativi su alpinismo, arrampicata e professione di guida.

