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Rocca di Tenerano, Relazioni nuove vie

La Rocca di Tenerano rappresenta una piccola gemma nascosta delle Apuane, un luogo rimasto a lungo nell’ombra e quasi dimenticato dal flusso alpinistico. Ciò che rende unico questo settore è la sua identità dichiaratamente “NO FIX”: una riserva per l’alpinismo senza trapano. Si auspica vivamente che i frequentatori rispettino rigorosamente questa filosofia evitando l’uso del trapano non solo sulle vie già aperte, ma sull’intera parete.

La Rocca di Tenerano è un’elevazione di 1202 metri facilmente raggiungibile tramite i numerosi sentieri che si snodano nell’area compresa tra Campocecina, Monzone e Tenerano, conosciuta e frequentata dagli escursionisti. La rocca rappresenta il culmine di una formazione rocciosa di notevole sviluppo  elevandosi alla destra orografica del canale d’Arpa che nasce alle pendici della rocca stessa e confluisce nel torrente Bardinello. 

Nei primi anni 2000, sono stati tracciati numerosi itinerari sportivi nelle falesie più vicine alla strada che conduce al paese di Tenerano, precisamente nella zona della Tecchia di Tenerano. Recentemente grazie alla curiosità e alla voglia di scoprire nuove linee di salita, le guide alpine Edoardo Montorsi, Filippo Precetti e Giampaolo Betta, si sono avventurate un po’ più in alto ed  hanno  arricchito queste pareti  con l’apertura di 4 itinerari alpinistici. Tutte le vie sono state aperte dal basso, “cercando il facile nel difficile” con l’esclusivo utilizzo di chiodi classici, protezioni veloci e clessidre. Anche se le vie non raggiungono una vera e propria cima, hanno caratteristiche proprie del terreno d’avventura. Non sono stati utilizzati né spit né fix, creando un’area “clean” dove è possibile misurarsi con questo tipo di arrampicata. La roccia è sempre molto lavorata a tratti tagliente, non mancano tuttavia zone più delicate dove occorre porre maggiore attenzione. La volontà è quella di mantenere le caratteristiche di apertura senza stravolgere la personalità un po’ più selvaggia delle vie per evitare di creare l’ennesimo luogo intriso di vie lunghe sportive che di certo non mancano nell’area apuana.  

Accesso

Da Aulla, imbocca la SR445 in direzione Piazza al Serchio e, si segue per Monzone. Una volta a Monzone si seguono le indicazioni per Tenerano. Si parcheggia al cimitero, che si troverà una volta superato il paese. 

 

Avvicinamento

 Dal cimitero di Tenerano prendere il sentiero CAI 197 (ex 46) in direzione Gabellaccia, dapprima in piano e poi in leggera discesa. Passare un piccolo torrente con belle pozze e continuare diritti seguendo i cartelli per la Tecchia di Tenerano, evitando la svolta a destra che porta verso la Gabellaccia. Arrivati a una zona pianeggiante vicino al torrente con un muretto sul lato sinistro, reperire una traccia sulla sinistra, che in breve porta alla base di alcune falesie. Proseguendo e con l’aiuto di una piccola corda fissa, si raggiunge la Tecchia di Tenerano. Da qui, continuare a salire, costeggiando la base delle pareti verso destra.

Seguire i tubi dell’acquedotto. Dopo pochi minuti e pochi metri prima di raggiungere un torrente, a volte secco, reperire una traccia di sentiero sulla sinistra (ometti). Salire verticalmente e quindi traversare una cinquantina di metri a sinistra per raggiungere una zona meno ripida. Da qui salire prima dritto e poi a destra per raggiungere la base della parete.

COORDINATE ATTACCO: 44°08’26.2’’N 10°06’24.3’’E

 

1-  E’ TEMPO DI SPIGOLO (Verde)

Montorsi, F. Precetti, 2023 (Variante L4: E. Montorsi, S. Canovi)
Sviluppo: 160 m (6 L)
Difficoltà: VI+ (VI obbl.) / R2 / II
Materiale: Serie di friends fino al 2, serie di dadi, 10 rinvii, cordini aperti per le numerose clessidre.

Attacco: L’attacco della via si raggiunge traversando da destra a sinistra su una cengia, contrassegnata da una corda fissa rosa. Dall’attacco è visibile una clessidra a una decina di metri da terra. 40 m da parcheggio

COORDINATE ATTACCO: 44°08’26.2’’N 10°06’24.3’’E

Via di stampo classico che sale lo spigolo poco visibile appena a destra della Tecchia di Tenerano. Roccia bellissima, molto lavorata e ricca di clessidre. Sono presenti alcuni chiodi di passaggio e varie clessidre già passate

L1 VI 45 m. Puntare alla clessidra passata e continuare verticalmente fino a raggiungere un diedrino con albero tagliato, da qui continuare leggermente sulla dx su terreno più facile (possibile sosta intermedia), fino a raggiungere la sosta sullo spigolo (2 clessidre cordonate con maglia rapida).

Trasferimento su cresta orizzontale

L2 V+ 20 m. Salire qualche metro nel diedro principale, poi spostarsi a sx e salire il diedro appena a sx. Rientrare nel diedro erboso e superare un piccolo strapiombo fessurato, subito dopo si trova la sosta (2 chiodi e cordone).

L3 V+ 40 m. Traversare due metri a dx fino a prendere lo spigolo e seguirlo su roccia stupenda e lavoratissima fino a raggiungere la sosta su un ripiano (clessidra e alberino).

L4 IV 20 m. Salire qualche metro e traversare a dx aggirando il Torrione, salire poi verticalmente a sx di un albero fino alla sosta su un pulpito (2 chiodi con cordone).

L4 variante VI+ 20 m. Salire verso il pilastro sopra alla sosta, superare uno strapiombino e continuare per fessure fino a raggiungere una sosta su grossa clessidra passata appena sotto alla cima del pilastro.

Variante L4, E’ tempo di Spigolo

L4.1 variante IV 15 m. Salire delicatamente in cima al pilastro, traversare in piano sulla cresta e andare a dx fino a raggiungere la sosta su un pulpito (2 chiodi).

L5 V 10 m. Traversare a sx e salire la placca appoggiata di conglomerato, puntando al boschetto dove si sosta (albero).

L6 VI 15 m. Prendere la fessura appena a dx, traversare a dx e salire il bellissimo (ma breve) diedro fessurato, fino a raggiungere la cresta dove si sosta (2 clessidre).

Discesa: In doppia, tutte le soste sono attrezzate. In alternativa, proseguendo la cresta in salita è possibile calarsi con solo 2 calate da 30 m (cordone verde su albero). Proseguendo 15 m più avanti, è possibile scendere con una sola calata da 60 m (sosta con corda rosa su 2 clessidre).

Calata da E’ Tempo di Spigolo

2-  DIEDRO DEL VECCHIO MATTINO  (gialla)                                                                           

E. Montorsi, G. Betta, 2023  
Sviluppo: 120 m (5 L)
Difficoltà: VII/VII+ (VI+ obbl.) / R2 / II
Materiale: Serie di friends e dadi, 10-12 rinvii.

Attacco: Raggiungere l’attacco di  “E’ Tempo di Spigolo”, contrassegnata da una corda fissa rosa. E’ possibile attaccare il diedro dopo avere percorso i primi due tiri dello spigolo (soluzione consigliata). Dalla seconda sosta dello “spigolo” traversare 5 metri a destra su solida cengia dove si trova la sosta di partenza.

In alternativa è possibile raggiungere la base del “diedro” a piedi. Dal punto di partenza dello “spigolo” continuare verso destra tenendosi vicino alla parete, attraversare un canale e salire un pendio erboso seguendo le corde fisse. Più in alto attraversare di nuovo il canale verso sinistra per raggiungere una zona meno ripida, salire verso sinistra su una spalla, alla base di belle pareti. Si incontrano inizialmente delle belle placche grigie (partenza della via della Marmotta e di Clean Way. Per andare all’attacco del dietro scendere qualche metro nel canale alberato esposto. La via parte presso una placca gialla strapiombante con fessurine, circa 5 metri a destra dello spigolo (sosta alla base).

Bella via che supera il grande diedro che delimita la parte destra del Pilastro di Tenerano. Arrampicata fisica e tecnica.

L1 VII/+ 35 m. Salire la parete gialla strapiombante seguendo i numerosi chiodi. Dopo due chiodi vicini un piccolo runout verso destra riporta alla fessura direttrice che si segue più facilmente fino alla sosta su grosso leccio su comodo ripiano boscoso.

Diedro del Vecchio Mattino, L1

L2 IV 20 m. Puntare al diedro e raggiungere una sosta su due chiodi al centro del diedro.

L3 VII/+ 30 m. Salire il bellissimo diedro, prima chiodato e nella parte finale da proteggere a friends. Ribaltarsi nel boschetto e reperire la sosta.

Diedro del Vecchio Mattino, L3

L4 VI 20 m. Salire il diedrino appena a dx della sosta con passo non banale, per poi spostarsi leggermente sulla sx su bella placca (chiodi), fino ad arrivare a una zona boscosa dove si trova la sosta su grossa clessidra.

L5 VI 15 m. (In comune con E’ tempo di spigolo) Prendere la fessura appena a dx, traversare a dx e salire il bellissimo diedro fessurato fino alla cresta (2 clessidre).

Discesa: In doppia lungo la via o tramite le calate sulla cresta come per l’itinerario n.1.

 

3-  VIA DELLA MARMOTTA  (blu)
E. Montorsi, G. Betta, F. Precetti, G. Amadei  Sviluppo: 110 m (4 L)
Difficoltà: VI+ (VI obbl.) / R2 / II
Materiale: Serie di friends e dadi, cordini.

Attacco: Come per il Diedro del vecchio mattino, portarsi alla base della parete grigia. Qui attaccano due vie. Dritto sopra il grosso leccio parte Clean Way (cordoni in clessidre). La via della Marmotta parte solo un paio di metri a sinistra su roccia grigia molto lavorata (chiodi visibili verso sinistra).

Itinerario su roccia ottima e tagliente. Dopo il secondo tiro, segue Clean Way con l’esposto traverso a destra. Il nome deriva dall’enorme scaglia di roccia del secondo tiro, a forma di marmotta. Attenzione alla coda!

L1 VI 25 m. Salire pochi metri la placca molto lavorata e traversare subito a sx (chiodi) in direzione del boschetto sospeso. Quindi salire mantenendosi sul limite destro del boschetto su ottima roccia fino alla sosta su due chiodi su un ripiano di roccia tagliente appena fuori dal boschetto.

L2 VI+ 35 m. Salire il diedro-fessura sulla dx, prima più inclinato e poi via via più verticale (chiodo). Ignorare la lama che prosegue verso destra (enorme scaglia appoggiata, la marmotta), ma proseguire verticalmente su lama (chiodo) per raggiungere una zona più abbattuta e lavoratissima che si segue fino alla sosta (chiodo + clessidra).

L3 V+ 20 m. (in comune con Clan Way). Traversare pressoché orizzontalmente (chiodo) a destra. In leggera discesa superare, sempre in traverso, un tratto più ripido, fino a una fessura orizzontale esposta che porta alla sosta appesa su grossa pianta.

Il traverso di L3

L4 VI 30 m. (in comune con Clean Way). Salire nel diedro, quindi proseguire dritti sulla placca di sinistra per placca fessurata (chiodi) per raggiungere lo spigolino che porta fuori dalle difficoltà. Alternativamente, dopo la parte ripida con chiodi, è possibile traversare a dx verso il diedro, poi verticalmente su bellissima placca fino all’albero di sosta.

Discesa: In doppia lungo la via o uscendo in cresta verso le calate attrezzate.

 

4-  CLEAN WAY  (rossa)

G. Betta, F. Precetti, 2023
Sviluppo: 110 m (4 L)
Difficoltà: VI (V+ obbl.) / R2 / II
Materiale: Serie di friends e dadi.

Attacco: Come per il Diedro del vecchio mattino, portarsi alla base della parete grigia. Qui attaccano due vie. Dritto sopra il grosso leccio parte Clean Way (cordoni in clessidre). La via della Marmotta parte solo un paio di metri a sinistra su roccia grigia molto lavorata (chiodi visibili verso sinistra).

Bella via, con pochissime protezioni già posizionate, che segue l’estrema destra della parete. E’ caratterizzata nella parte alta da un esposto traverso. Si sconsiglia di attaccare la via con cordate già presenti sulla via della Marmotta. 

L1 V+ 30 m. Salire dritti sopra il grosso leccio (cordone in clessidra). Seguire tutta la fessura, a tratti a tratti diedrica e talvolta cieca, che obliquando a destra porta sotto alcuni arbusti. Salire la svasatura tra gli arbusti e appena superati questi, spostarsi sul ripiano a destra dove si sosta (clessidre). 

L2 V+ 20 m. Anziché salire nel bosco soprastante (possibilità di uscire dalla parete), ritornare a sinistra (chiodo) per seguire la bella svasatura e quindi la fessura obliqua verso dx che porta su una cengia. Traversare qualche metro a sinistra sulla cengia, salire e quindi scavalcare a sinistra uno spigoletto per prendere un’altra fessura obliqua verso destra che si segue fino al ripiano dove si sosta su alberi.

L3 IV 15 m. Salire la placca lavoratissima, inizialmente più ripida, poi più appoggiata, fino alla sosta su chiodo e clessidra. 

L4 V+ 20 m. Traversare pressoché orizzontalmente (chiodo) a destra. In leggera discesa superare, sempre in traverso, un tratto più ripido, fino a una fessura orizzontale esposta che porta alla sosta appesa su grossa pianta.

L5 VI 30 m. Salire nel diedro, quindi proseguire dritti sulla placca di sinistra per placca fessurata (chiodi) per raggiungere lo spigolino che porta fuori dalle difficoltà. Alternativamente, dopo la parte ripida con chiodi, è possibile traversare a dx verso il diedro, poi verticalmente su bellissima placca fino all’albero di sosta.

Discesa: In doppia lungo la via o uscendo in cresta verso le calate attrezzate.

 

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Edoardo Montorsi
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Edoardo Montorsi

Guida Alpina Maestro di Alpinismo IFMGA

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